22 Giugno 2018

“LE CITTA’ COME I SOGNI SONO FATTE DI DESIDERI E DI PAURE” … La Strada Parking di Pescara

La vicenda trentennale

Trent’anni fa la dismissione della vecchia linea ferroviaria che tagliava in due la città donò a Pescara un’opportunità meravigliosa: disporre del vecchio tracciato ferroviario per un utilizzo pubblico. La nuova strada che si venne a realizzare fu denominata “Via Castellamare Adriatico”, ma tutti la ribattezzarono “Strada Parco” per la rigogliosa presenza di piante ed alberi ai suoi lati, ma soprattutto per il ruolo identificativo che venne fin da subito ad assumere, diventando meta privilegiata di pedoni, ciclisti, anziani e bambini.  Come in una metamorfosi ovidiana la linea che divideva si stava trasformando nell’asse che unificava.

La vicenda si cominciò a complicare, quando nei primi anni novanta le amministrazioni comunali di Silvi, Città S. Angelo, Pescara e Francavilla ottennero un finanziamento di circa 60 miliardi di lire per la realizzazione di un sistema metropolitano di filobus pubblici su sede protetta e la Strada Parco fu individuata come possibile tracciato. È in quel momento che iniziarono le prime manifestazioni di dissenso da parte dei cittadini che in breve tempo si organizzarono in comitati allo scopo di opporsi al progetto. Il conseguimento del finanziamento e le successive modifiche al progetto originario, determinate in parte da oggettive condizioni di irrealizzabilità e in parte dalle proteste dei cittadini, diedero luogo ad una successione di scelte amministrative che alla prova dei fatti si sono rilevate inefficaci se non addirittura contraddittorie, prova ne sia che dopo trent’anni la questione della Strada Parco è ancora aperta.

Sarebbe interessante sgomberare il campo dai pregiudizi e analizzare scientificamente i motivi che hanno trasformato l’acquisizione di un finanziamento pubblico da un fattore di merito ad un problema collettivo, generando un forte effetto NIMBY e determinando un impasse politico che da allora è divenuto una costante spina nel fianco delle amministrazioni pubbliche di ogni colore che si sono succedute in città.  E’ come se il complesso iter amministrativo per l’ottenimento del finanziamento avesse gradualmente allontanato le soluzioni ideali (da un punto di vista sociale), dalle soluzioni possibili (da un punto di vista tecnico-politico), facendo rientrare questo caso di studio tra gli esempi poco virtuosi di utilizzo di fondi pubblici.

Oggigiorno le questioni sul tappeto sono almeno due: l’utilizzo della strada parco nell’immediato ed il suo ruolo nel sistema urbano di mobilità sostenibile nel medio-lungo periodo.

Strada Parking?…

Come ogni anno con la stagione estiva gli amministratori pubblici pescaresi sono chiamati a dare una risposta su come soddisfare la bulimia di parcheggi per raggiungere gli stabilimenti balneari soprattutto da parte dei residenti nella cintura collinare metropolitana.  L’amletico dubbio è sempre lo stesso: utilizzare o meno la strada parco come parcheggio estivo a pagamento.  I proprietari degli stabilimenti balneari spingono verso questa soluzione; i comitati della strada parco e le associazioni ambientalistiche si oppongono. Siccome ambedue le fazioni rappresentano bacini elettorali consistenti, gli amministratori non sanno che pesci prendere. Ed è proprio questo il punto: avere chiare le idee sul modello di città che si vuole perseguire.

E’ evidente che non ci possano essere soluzioni ottimali in assoluto, ma che la bontà delle decisioni sia in relazione alle priorità che si vogliono assumere.  Si ha come obiettivo facilitare l’accessibilità dell’auto privata ai principali poli di attrazione economica della città? Allora va bene la “strada parking”!  Si vuole perseguire un’idea di città ecosostenibile basata su un sistema di “soft mobility”? Allora le auto sulla strada parco non sono accettabili!  In ambedue le opzioni però bisogna comprendere bene vantaggi e svantaggi, progettare soluzioni sistematiche adeguate (a breve e a lungo termine) e operare uno sforzo comunicativo che possa far comprendere le strategie adottate contribuendo a modificare le abitudini e i comportamenti dei cittadini.  Ma soprattutto bisogna pensarci in tempo e non considerare il problema solo in fase emergenziale (che anche quest’anno sarebbe arrivata l’estate penso si potesse prevedere…!).

… No grazie!

La mia posizione personale sull’argomento, è netta: ritengo un errore trasformare la strada parco in un parcheggio, seppur temporaneo, perché significa non aver compreso l’enorme fortuna che ci è capitata a seguito della defunzionalizzazione del vecchio tracciato ferroviario.  Pescara e Montesilvano  grazie a quella dismissione si sono trovate in mano – come fosse piovuto dal cielo – un corridoio ecologico potenziale di livello internazionale paragonabile ad altri esempi di greenway europee.  Se si hanno esigenze, comprensibilissime, di aumentare la dotazione di parcheggi estivi per facilitare un bacino di utenza che va ad alimentare le attività economiche balneari, si possono mettere in campo soluzioni alternative.  Mi pare che alcune proposte in tal senso ci siano state, ad esempio quella di organizzare un servizio di bus navetta (meglio sarebbe se fossero elettrici e di piccole dimensioni… ma per adesso accontentiamoci!) che percorrendo la strada parco in un’unica direzione di marcia da sud a nord formino un anello con il lungomare collegando le spiagge ai parcheggi scambiatori (in primo luogo la aree di risulta della stazione, ma io direi anche i parcheggi delle Naiadi, quello della Stella Maris e del cinema multisala di Montesilvano, e forse anche altri).  Ci si potrebbe addirittura spingere oltre e dire che si potrebbe pensare che il senso unico di percorrenza dell’anello dei bus navetta potrebbe invertirsi nell’arco della giornata in ragione dell’origine-destinazione dei flussi di traffico, per aumentare la velocità commerciale del servizio… ma non esageriamo.  In ogni caso ciò consentirebbe alla strada parco di poter mantenere il suo ruolo primario di corridoio verde per pedoni e ciclisti garantendo al tempo stesso la possibilità di un trasporto pubblico adeguato e compatibile con le caratteristiche del tracciato.

Desideri e paure

Vi invito a seguirmi in un ragionamento.  La risposta tradizionale alla richiesta di migliorare l’accessibilità ai centri urbani è sempre stata l’aumento dell’offerta di infrastrutture:  più strade, più parcheggi.  In questo modo le politiche urbanistiche italiane hanno governato il boom economico del dopoguerra dando inizio alla stagione delle grandi opere infrastrutturali e dei grandi piani di espansione delle città.  Oggigiorno però le condizioni sono radicalmente cambiate e l’equazione “più infrastrutture = meno traffico” non torna più!  Ci si è resi conto che superata una certa soglia nell’utilizzo dell’auto privata, la necessità di infrastrutture non aumenta più in modo lineare, ma in modo esponenziale e quindi la corsa al soddisfacimento della domanda può diventare una corsa surreale che vede continuamente spostarsi in avanti la linea del traguardo.  In pratica una maggiore disponibilità di infrastrutture e di parcheggi induce un maggior utilizzo dell’auto privata: il gatto che si morde la coda!

La maggiore sensibilità verso le tematiche ecologico ambientali, la grande sfida alle cause dei cambiamenti climatici, i costi (non solo in termini economici) dei sistemi di mobilità tradizionale, hanno reso necessario un cambio di paradigma nei trasporti e nelle modalità di accesso della maggior parte delle capitali occidentali.  A Copenhagen, Amsterdam, Strasburgo i sistemi alternativi pubblici e privati per il tragitto casa-lavoro sono di gran lunga più diffusi dell’utilizzo dell’auto privata.  A nessun abitante di NY verrebbe in mente di andare a Manhattan in auto!  A Londra si progettano grattacieli come lo Shard di Renzo Piano che attraggono decine di migliaia di persone al giorno, ma non prevedono posti auto.

E’ ovvio che ciò sia possibile perché in queste città vi è un servizio pubblico di trasporto performante e vi sono reti ciclopedonali integrate che possono effettivamente considerarsi concorrenziali all’utilizzo del mezzo di trasporto privato.  Ma l’esperienza ci dice che questi modelli (che sono culturali prima ancora che infrastrutturali) saranno molto probabilmente adottati anche da noi: è solo una questione di tempo e di ricambio generazionale.  Perché ciò sia possibile è necessario però che fin da ora i  sistemi di trasporto pubblico siano incentivati e al tempo stesso sia disincentivato l’utilizzo dell’auto privata.  I comportamenti virtuosi devono essere indotti da politiche virtuose capaci di attenuare le iniziali resistenze al cambiamento insite nella natura umana attraverso alternative valide, strategie convincenti e campagne comunicative efficaci.

Insomma… anche in questo caso siamo chiamati ad un salto culturale, non certo indolore, rispetto a dei comportamenti consolidati.   Ma come scriveva Calvino “le città come i sogni sono fatte di desideri e di paure, che noi possiamo affrontare avendo ben chiara la meta da raggiungere!  E qui – ahimè – ritorniamo al punto di partenza: quale idea di città vogliamo perseguire?

Nell'immagine di copertina: la "strada parking" in versione estiva. Qui sopra la strada parco come si presenta normalmente.
La strada parco in una insolita veste invernale con la neve.
Il Messaggero 30.06.18
www.primadanoi.it - 25.06.18
1 Giugno 2018

ARCHITETTURA E CUCINA: DUE ARTI, UN’UNICA PASSIONE!

Ieri con gli esami finali si è concluso il mio corso di urbanistica a.a. 2017-18.

E’ sempre un bel momento.  Si fa il punto della situazione sull’attività didattica svolta, si riflette su quello che si è imparato, si discute dei risultati raggiunti.  E’ un po’ come quando si fa una escursione impegnativa in montagna: si è concentrati sullo sforzo della salita, poi si arriva in vetta, si volge lo sguardo al cammino percorso e si rimane stupiti nel vedere quanta strada si è fatta!

Quest’anno, oltre al modulo di lezioni ex cathedra di Teorie e Tecniche dell’Urbanistica, abbiamo sperimentato anche un’attività esercitativa che ha simulato, attraverso 5 diversi workshop, le prove dell’esame di stato per l’esercizio della professione di architetto.  Un’esperimento interessante, soprattutto pensando che si é fatto con gli studenti del primo anno!

Dopo la proclamazione dei voti – come oramai da tradizione – abbiamo dato il via al momento clou della giornata, che ovviamente non é stata la mia “lectio magistralis” conclusiva, ma il concorso di cucina regionaleStudente ai fornelli”.   Avevo chiesto agli studenti di cimentarsi in qualcosa della propria località di origine, il piatto tipico che meglio li rappresentava, quello della telefonata alla mamma dal treno quando si torna a casa.

Quest’anno abbiamo avuto una special guest di eccezione: la giovane chef  Maria Chiara Guastadisegni, titolare del ristorante Tamo di Spoltore (PE), che voglio ringraziare per essersi prestata con simpatia e professionalità al ruolo di presidente di giuria.

Diverse le categorie premiate: torte salate, focacce, piatti forte, torte dolci, biscotti.  Uno il piatto vincitore assoluto: pezzetti di cavallo alla pignata salentina.

Che dire… ?  Architettura e Cucina… due arti, un’unica passione!

10 Maggio 2018

INDAGINE DELLA GUARDIA DI FINANZA SUI DOCENTI DI ARCHITETTURA E INGEGNERIA

Si è conclusa proprio in questi giorni l’indagine della Guardia di Finanza in tutto il territorio nazionale sugli incarichi extra istituzionali dei docenti delle Facoltà italiane di Architettura e Ingegneria.  Il Dipartimento di Architettura di Pescara ha avuto 11 docenti sottoposti ad accertamenti al termine dei quali non è stato contestato nessun illecito (solo un vizio procedurale per un docente).

Desidero pubblicamente ringraziare la Guardia di Finanza che ha svolto il suo compito con grande professionalità e circospezione. Gli accertamenti del rispetto delle regole sono alla base di una società civile e democratica, per cui ben vengano: le nostre porte saranno sempre aperte!

L’occasione mi induce nel contempo a manifestare la mia preoccupazione per il clima di diffidenza e denigrazione che in questi anni stiamo registrando nei confronti del mondo della scuola, dell’università e della cultura in generale. La figura del professore negli ultimi decenni ha perso progressivamente autorevolezza nella società italiana: prova ne siano i livelli stipendiali – tra i più bassi d’Europa – o gli episodi di bullismo e di aggressione fisica a danno dei professori che le cronache di questi giorni stanno portando alla luce.

Ed è per questo che, per quanto riguarda lo svolgimento di attività extraistituzionali da parte dei professori universitari, tengo a ribadire che non è solo un diritto dei docenti poterle svolgere – nelle forme sancite dalla legge – ma è anche un loro dovere scientifico!  Come possono insegnare materie così professionalizzanti come l’Architettura e l’Ingegneria, se non hanno la possibilità di sperimentarle sul campo?

Provate a pensare ad un’altra scienza, la medicina: sareste contenti se vostro figlio, studente di chirurgia, avesse dei docenti che non sono mai entrati in una sala operatoria?

Il Centro 09.05.18
3 Aprile 2018

METAMORFOSI URBANE: DALLA CITTA’ POST-INDUSTRIALE ALLA CITTA’ DIGITALE

Quando sono stato invitato a Sulmona a tenere una conferenza in occasione delle celebrazioni per il bimillenario della morte di Ovidio, confesso di aver titubato, non essendo io uno studioso di letteratura classica, tantomeno un’esperto di Publio Ovidio Nasone.  L’argomento però – “Le metamorfosi” – era talmente affascinante che non ho resistito.

Il tema della metamorfosi è stato certamente sublimato da Ovidio nei 15 libri del suo poema epico mitologico, ma è un tema universale che ha attraversato la storia della letteratura da quella classica greca e romana, (come non citare l’episodio della maga Circe che trasforma in porci i compagni di Ulisse nell’Odissea di Omero) fino ad arrivare ai grandi autori del 900: Kafka (Gregor Samsa che una mattina si sveglia scarafaggio), Roth (il prof. Kepesh che all’improvviso si ritrova trasformato in un enorme seno), Collodi (Pinocchio che da pezzo di legno diventa burattino per poi trasformarsi in asinello ed infine in bambino), etc.

Essendo io architetto urbanista, studioso di politiche territoriali, il tema ovidiano della metamorfosi non può che condurre il mio pensiero alle metamorfosi urbane, i processi di trasformazione della città intesa come un organismo vivente che si modifica nel tempo cambiando forma, contenuti, relazioni; a volte espandendosi, altre volte contraendosi; a volte in modo ordinato, altre volte in modo caotico; ma sempre reagendo a sollecitazione esterne che provengono dalla società coeva.

Di questo ho parlato l’altro giorno al Piccolo Teatro di Sulmona: un breve excursus dalla città post industriale alla città digitale, sempre tenendo vivo il filo del ragionamento sul parallelismo con il poema epico mitologico di Ovidio.

Devo dire che mi sono divertito!  Spero che anche il pubblico abbia trascorso una serata piacevole.

Irene d'Orazio presidentessa dell'Associazione ARES organizzatrice dell'evento
Il benvenuto del Sindaco di Sulmona A. Casini
Il prof. Giannantonio introduce la conferenza
Paolo Fusero conferenza sulle "Metamorfosi Urbane" - Piccolo Teatro di Sulmona
La locandina della conferenza
L'AltrOvidio_Conferenza Prof. Paolo Fusero

In diretta dalla conferenza del Prof. Paolo Fusero "Metamorfosi urbane. Dalla città postindustriale alla città digitale", sesto appuntamento della rassegna culturale #LAltrOvidio.

Pubblicato da Associazione ARES "Antonio Pelino" su Venerdì 2 febbraio 2018
8 Marzo 2018

OPEN DAY – PAR CONDICIO

Quando sei Direttore di un Dipartimento con due corsi di Laurea e per par condicio all’Open Day… devi vestirti a cipolla!


Ieri si è tenuto l’Open Day 2018 del Dipartimento di Architettura di Pescara.  Grande affluenza di pubblico soprattutto studenti delle scuole superiori abruzzesi e molisane che sono venuti a visitare il nostro Dipartimento per orientarsi sulla scelta del Corso di Laurea. Hanno incontrato i docenti nelle aule didattiche, hanno visitato il nostro Centro Studi, hanno potuto vedere i prodotti dei Laboratori di Laurea, sono stati attratti dalle attività all’estero che il nostro Dipartimento organizza con le Università convenzionate.  Ma soprattutto hanno potuto parlare con i nostri studenti che li hanno accolti nei vari stand allestiti nel Polo Pindaro rispondendo alle loro domande e curiosità.

Tutto ciò è stato reso possibile grazie all’impegno e alla passione profusa dalle associazioni studentesche, dai docenti, t.a. e tutors del Dipartimento a cui va il mio più affettuoso ringraziamento. Quest’anno va sottolineato anche il coinvolgimento dell’Ordine degli Architetti di Pescara e delle tante aziende di settore che con la loro presenza negli stand, oltre a fornire informazioni sul mercato del lavoro, hanno anche stipulato accordi per stage post laurea e tirocini formativi.

Grazie a tutti!

Photo – Alberto Dibiase for WOO:mezzometroquadro

26 Gennaio 2018

AREE DI RISULTA DI PESCARA 30 ANNI DOPO

Tempo fa, con lo spirito di amicizia che ci lega, feci una scommessa con il Sindaco di Pescara Marco Alessandrini che sarei oggi ben felice di onorare.   L’oggetto della “sfida” era la trasformazione delle aree di risulta all’interno del suo mandato elettorale; eravamo circa a metà ed io giudicavo i tempi non idonei (vedi precedente post sulle aree di risulta). Il Dipartimento di Architettura aveva appena consegnato il voluminoso dossier di ricerca “Verso Pescara 2027”, frutto della convenzione con il Comune, dove avevamo costruito una visione strategica della città basata sulla trasformazione di una decina di aree, tra cui quelle di risulta. Io sconsigliai al Sindaco di partire proprio da lì, per la complessità delle vicende politiche che le hanno riguardate e per il periodo di recessione economica, che rendeva complicata la possibilità di attrarre investimenti adeguati.  “Bisogna avere il coraggio di aspettare tempi migliori” – dicevo – “oggi non mi pare ci siano le condizioni e il rischio è di giocare al ribasso”.

Le aree di risulta sono infatti vocate a contenere funzioni ad uso pubblico di scala metropolitana, capaci di attrarre flussi di fruizione adeguati a garantire la piena vivibilità della zona che, non dimentichiamolo, come tutte le aree prospicienti le stazioni ferroviarie, è particolarmente delicata sotto il profilo sociale e della sicurezza. Si rendono quindi necessari investimenti e investitori non ordinari, che in un momento di recessione non sono facili da reperire. Il Sindaco non seguì il mio consiglio, ma io ne ammirai comunque la tenacia nel voler affrontare di petto un tema così complesso, che se ben condotto poteva effettivamente cambiare il volto del centro cittadino.

Oggi a distanza di un paio di anni dalla scommessa, Il Messaggero mi chiede una riflessione sui tempi di realizzazione dell’opera ed io non posso che apprezzare che il progetto abbia fatto dei passi avanti, anche per merito del nuovo assessore Civitarese: ha superato la fase delle valutazioni ambientali, ha messo a punto l’assetto economico finanziario ed è pronto ad approdare in Consiglio per la variante urbanistica. Purtroppo però devo anche rilevare che il momento per la discussione consiliare non è dei migliori: stiamo entrando nel vivo della campagna per le elezioni politiche 2018, che probabilmente rimescoleranno le carte degli assetti politici nazionali e certamente non favoriranno la pacatezza delle posizioni su questo tema. Non dimentichiamo poi che siamo a circa un anno dalla scadenza naturale del mandato del Sindaco: c’è il rischio di non riuscire a trovare le convergenze politiche capaci di portare in approvazione lo studio di fattibilità, o (forse ancora peggio) di riuscire faticosamente a strappare al consiglio comunale un’approvazione che consentirebbe di avviare le procedure di appalto per poi doverle fermare nuovamente se dovesse esserci un cambio politico alle elezioni amministrative della prossima primavera.

Io spero ancora di perdere la scommessa e di pagare felicemente pegno assistendo in prima fila alla cerimonia del taglio del nastro, ma se così non fosse, mi domando: dopo trent’anni di infinite polemiche sul futuro delle aree di risulta perché non chiedere a tutte le forze politiche un “armistizio”, magari sancito nei programmi elettorali delle prossime amministrative 2019, in cui ognuna si impegna a dare una mano per favorire il raggiungimento di un risultato condiviso?  Basterebbe trovarsi d’accordo su una “road map” attuativa che chiarisca gli obiettivi comuni e le metodologie partecipative per poterli raggiungere. Senza buttar via quanto è stato fatto, ma lasciando aperta la possibilità di miglioramento dello scenario progettale complessivo, magari anche prevedendo fasi attuative differenziate. Avremmo un intero mandato elettorale davanti e probabilmente anche un periodo economico più favorevole di quello appena trascorso che consentirebbe tra l’altro di alzare l’asticella delle prestazioni da richiedere al progetto di trasformazione più importante della nostra città, sul quale Pescara – è bene ricordarlo – si gioca una buona fetta del suo futuro.

Il Messagero 27.01.18 (articolo di Paolo Mastri)
Il Messaggero 28.01.18
Il Centro 04.02.18
Il Messaggero 06.10.18
Il Messaggero 05.10.18
15 Dicembre 2017

GOD SAVE THE UNIVERSITY!

L’Università è un’istituzione preziosa che va tutelata con tutte le nostre forze! Affonda le sue radici nel passato più remoto nutrendosi di cerimoniali accademici, solenni e simbolici, che in ogni altro contesto potrebbero apparire fuori luogo; al tempo stesso è proiettata verso il futuro più lontano attraverso le sue avanzatissime attività di ricerca multidisciplinari.

Ieri nella nostra Università si è compiuto uno di questi riti antichi, l’inaugurazione del nuovo anno accademico, che per noi ha assunto un significato particolare perché è coinciso con il cambio di governance di Ateneo. Nell’area aleggiava un’atmosfera frizzante, positiva: sorrisi, abbracci, applausi prolungati, e soprattutto quella voglia di esserci, quel senso di appartenenza che era venuto meno negli ultimi anni. Bene! Sono segnali importantissimi!

Buon anno accademico a tutti noi dunque… studenti, docenti, personale t.a.b.!!

Buon anno accademico alla nostra Università G. d’Annunzio!!

I rappresentanti degli studenti, in attesa di iniziare il corteo togato, indossano i tradizionali abiti goliardici con la "feluca", il copricapo a punta con i colori delle Facoltà di appartenenza. Martina, a nome di tutti, ci saluta con un cenno della mano vestita del colore arancione di Architettura.
Il pubblico.
Il Magnifico Rettore consegna il premio della Minerva a sua eccellenza Mons. Bruno Forte Vescovo di Chieti e Vasto.
Il Magnifico Rettore consegna il premio della Minerva alla scrittrice abruzzese vincitrice del premio Campiello 2017 Donatella di Pietrantonio.
1 Dicembre 2017

STREET ART E RIGENERAZIONE URBANA: MILLO A PESCARA

Mercoledì 6 dicembre presso il Dipartimento di Architettura di Pescara lo street artist  MILLO presenta l’ultima sua opera: la facciata di un edificio nel quartiere Fontanelle di Pescara.

30 Novembre 2017

MOSTRA PROGETTI PSS_17

Il 5 dicembre 2017 presso i locali dell’Aurum di Pescara si è tenuta l’inaugurazione della mostra dei progetti della Pescara Summer School 2017.  Il tema quest’anno ha riguardato il Polo della cultura e della conoscenza, una serie di aree di interventi adiacenti la sede universitaria che il comune di Pescara ha individuato come aree strategiche di trasformazione per perseguire il concetto di “campus diffuso”.  Il contributo di idee degli studenti della PSS_17 è stato molto apprezzato.  Continua quindi quel percorso di collaborazione tra Università e Territorio che in questi anni sta producendo risultati apprezzabili.  Ne siamo orgogliosi!

Un ringraziamento agli studenti, tutors e docenti che hanno reso possibile tutto ciò.

(ph. Primiano D’Antuoni – Woomezzometroquadro)

29 Novembre 2017

SALVAGUARDARE IL PAESAGGIO E LA NATURA

Salvaguardare è il titolo di una tre giorni di conferenze e dibattiti organizzata dall’associazione nazionale Ambiente e/è vita a Villalago (AQ) nello splendido scenario del lago di Scanno all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo.  Sarà l’occasione per discutere di tematiche ecologico-ambientali in un momento storico e in un contesto geografico in cui questi temi sono drammaticamente di attualità.  Parlare oggi di rischi sismici, geologici, idrogeologici, di valanghe, incendi, siccità, alluvioni, non appare più una velleità ambientalista, ma inizia ad assumere solidi contorni scientifici che devono trovare riscontro in concrete politiche di graduale riduzione dei processi di depauperamento dei nostri patrimoni naturali.  A cominciare dal concetto di consumo di suolo zero.

La politica è pronta per questa sfida?

Locandina Convention Villalago (AQ) 2.12.17
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