28 Febbraio 2026

ORA BASTA! LA GUERRA FA SCHIFO, IL SILENZIO ANCORA DI PIU’

Le notizie che arrivano da Teheran in queste ore sono il segnale che il mondo è definitivamente fuori controllo.

Il bombardamento ordinato da Trump e Netanyahu, che ha colpito il cuore delle istituzioni iraniane uccidendo l’Ayatollah Khamenei insieme a civili e bambini, è l’atto finale del collasso del diritto internazionale.

Sia ben chiara una cosa: Maduro e Khamenei sono stati dittatori brutali. I loro regimi sono da condannare senza se e senza ma: hanno martoriato i propri popoli. Su questo non c’è discussione! Ed immagino che adesso il movimento dei giovani iraniani che si è opposto al regime stia festeggiando la morte di Khamenei.

Ma la domanda è un’altra: chi ha dato agli Stati Uniti di Trump e a Israele di Netanyahu il diritto di ergersi a Polizia Mondiale?

Chi dà loro il diritto di rapire un capo di uno Stato sovrano o di far piovere bombe su una capitale straniera uccidendo il suo leader religioso e centinaia di altre persone?

Se per abbattere i mostri diventiamo mostri noi stessi, la civiltà è finita!

Mentre il mondo brucia (è facile immaginare la reazione del regime iraniano su Israele e su chissà quali altri obiettivi occidentali in Europa e in Medio Oriente), i nostri leader restano lì ad aspettare gli eventi, o peggio a scodinzolare, aspettando che dalla tavola imbandita americana cada qualche briciola, o che il padrone faccia loro una carezza che ci faccia capire che siamo loro amici.

Questo non è realismo, è vacuità politica!

Ma come si fa a non capire che questa politica del terrore da una parte e dell’accondiscendenza dall’altra, sta alimentando il terrorismo internazionale per i prossimi vent’anni. Ogni bambino ucciso oggi a Teheran o a Gaza è il seme di un odio che ci travolgerà tutti domani: si stanno creando generazioni di persone senza nulla da perdere. Questa non è sicurezza, è una fabbrica di kamikaze!

Dodici mesi di delirio del Faraone

Guardiamo i fatti, uno dopo l’altro, in questo surreale anno di regno trumpiano:

  1. Smantellamento degli accordi sul clima: uscita degli USA dagli Accordi di Parigi. Il futuro del pianeta barattato per il consenso immediato delle lobby del petrolio.

  2. La Guerra alla scienza: tagli miliardari a Harvard e altre prestigiose università americane, che hanno provocato una fuga di cervelli (Reverse Brain Drain) che sta svuotando gli USA della loro intelligenza per esportarla dove c’è ancora libertà.

  3. Finirò la guerra in Ucraina in 24 ore: era solo un paravento per abbandonare un alleato e compiacere Putin. La realtà è che il sangue continua a scorrere, mentre il Faraone si vanta di successi che esistono solo nei suoi post su Truth.
  4. Il Nobel della Vendetta: “Visto che non mi date il Nobel, non mi sento più in dovere di pensare solo alla pace”. Una confessione di instabilità narcisistica senza precedenti di un uomo che ha dichiarato di avere fermato una decina di conflitti sparsi nel mondo
  5. Il Caos dei dazi: uno sventolio di tariffe illegali (recentemente bocciate dalla Corte Suprema per mancanza di autorità legislativa) usato come clava contro alleati e nemici.
  6. La Riviera di Gaza: un cinico piano di pace che calpesta la dignità umana in nome del profitto.

  7. Il Board of Peace: il “Club della Pace”, dove si spaccia la quota d’ingresso miliardaria ad un fondo di investimento immobiliare per diplomazia internazionale… e noi che osserviamo (!?)

  8. L’Ultimatum sulla Groenlandia: l’offerta di acquisto di una nazione condita da minacce di dazi e forza militare. Un ritorno al colonialismo dell’Ottocento.

  9. Minneapolis: l’ICE che uccide cittadini americani inermi come Renee Good e Alex Pretti, con il Presidente e la sua corte che difende gli agenti e minaccia l’Insurrection Act.

Non possiamo permettere che gli equilibri del pianeta dipendano dagli squilibri di quest’uomo e del manipolo di fanatici e affaristi senza scrupoli che lo spingono.

FERMIAMO QUESTO INCENDIO PRIMA CHE DIVENTI INDOMABILE!

Dopo la pubblicazione di questo post, sulla mia pagina Facebook si è aperto un dibattito (con toni molto civili) tra persone anche con opinioni e idee politiche diverse.  Se sei interessato puoi andare alla pagina https://www.facebook.com/paolo.fusero/?locale=it_IT

FEATURED
22 Giugno 2018

“LE CITTA’ COME I SOGNI SONO FATTE DI DESIDERI E DI PAURE” … La Strada Parking di Pescara

La vicenda trentennale

Trent’anni fa la dismissione della vecchia linea ferroviaria che tagliava in due la città donò a Pescara un’opportunità meravigliosa: disporre del vecchio tracciato ferroviario per un utilizzo pubblico. La nuova strada che si venne a realizzare fu denominata “Via Castellamare Adriatico”, ma tutti la ribattezzarono “Strada Parco” per la rigogliosa presenza di piante ed alberi ai suoi lati, ma soprattutto per il ruolo identificativo che venne fin da subito ad assumere, diventando meta privilegiata di pedoni, ciclisti, anziani e bambini.  Come in una metamorfosi ovidiana la linea che divideva si stava trasformando nell’asse che unificava.

La vicenda si cominciò a complicare, quando nei primi anni novanta le amministrazioni comunali di Silvi, Città S. Angelo, Pescara e Francavilla ottennero un finanziamento di circa 60 miliardi di lire per la realizzazione di un sistema metropolitano di filobus pubblici su sede protetta e la Strada Parco fu individuata come possibile tracciato. È in quel momento che iniziarono le prime manifestazioni di dissenso da parte dei cittadini che in breve tempo si organizzarono in comitati allo scopo di opporsi al progetto. Il conseguimento del finanziamento e le successive modifiche al progetto originario, determinate in parte da oggettive condizioni di irrealizzabilità e in parte dalle proteste dei cittadini, diedero luogo ad una successione di scelte amministrative che alla prova dei fatti si sono rilevate inefficaci se non addirittura contraddittorie, prova ne sia che dopo trent’anni la questione della Strada Parco è ancora aperta.

Sarebbe interessante sgomberare il campo dai pregiudizi e analizzare scientificamente i motivi che hanno trasformato l’acquisizione di un finanziamento pubblico da un fattore di merito ad un problema collettivo, generando un forte effetto NIMBY e determinando un impasse politico che da allora è divenuto una costante spina nel fianco delle amministrazioni pubbliche di ogni colore che si sono succedute in città.  E’ come se il complesso iter amministrativo per l’ottenimento del finanziamento avesse gradualmente allontanato le soluzioni ideali (da un punto di vista sociale), dalle soluzioni possibili (da un punto di vista tecnico-politico), facendo rientrare questo caso di studio tra gli esempi poco virtuosi di utilizzo di fondi pubblici.

Oggigiorno le questioni sul tappeto sono almeno due: l’utilizzo della strada parco nell’immediato ed il suo ruolo nel sistema urbano di mobilità sostenibile nel medio-lungo periodo.

Strada Parking?…

Come ogni anno con la stagione estiva gli amministratori pubblici pescaresi sono chiamati a dare una risposta su come soddisfare la bulimia di parcheggi per raggiungere gli stabilimenti balneari soprattutto da parte dei residenti nella cintura collinare metropolitana.  L’amletico dubbio è sempre lo stesso: utilizzare o meno la strada parco come parcheggio estivo a pagamento.  I proprietari degli stabilimenti balneari spingono verso questa soluzione; i comitati della strada parco e le associazioni ambientalistiche si oppongono. Siccome ambedue le fazioni rappresentano bacini elettorali consistenti, gli amministratori non sanno che pesci prendere. Ed è proprio questo il punto: avere chiare le idee sul modello di città che si vuole perseguire.

E’ evidente che non ci possano essere soluzioni ottimali in assoluto, ma che la bontà delle decisioni sia in relazione alle priorità che si vogliono assumere.  Si ha come obiettivo facilitare l’accessibilità dell’auto privata ai principali poli di attrazione economica della città? Allora va bene la “strada parking”!  Si vuole perseguire un’idea di città ecosostenibile basata su un sistema di “soft mobility”? Allora le auto sulla strada parco non sono accettabili!  In ambedue le opzioni però bisogna comprendere bene vantaggi e svantaggi, progettare soluzioni sistematiche adeguate (a breve e a lungo termine) e operare uno sforzo comunicativo che possa far comprendere le strategie adottate contribuendo a modificare le abitudini e i comportamenti dei cittadini.  Ma soprattutto bisogna pensarci in tempo e non considerare il problema solo in fase emergenziale (che anche quest’anno sarebbe arrivata l’estate penso si potesse prevedere…!).

… No grazie!

La mia posizione personale sull’argomento, è netta: ritengo un errore trasformare la strada parco in un parcheggio, seppur temporaneo, perché significa non aver compreso l’enorme fortuna che ci è capitata a seguito della defunzionalizzazione del vecchio tracciato ferroviario.  Pescara e Montesilvano  grazie a quella dismissione si sono trovate in mano – come fosse piovuto dal cielo – un corridoio ecologico potenziale di livello internazionale paragonabile ad altri esempi di greenway europee.  Se si hanno esigenze, comprensibilissime, di aumentare la dotazione di parcheggi estivi per facilitare un bacino di utenza che va ad alimentare le attività economiche balneari, si possono mettere in campo soluzioni alternative.  Mi pare che alcune proposte in tal senso ci siano state, ad esempio quella di organizzare un servizio di bus navetta (meglio sarebbe se fossero elettrici e di piccole dimensioni… ma per adesso accontentiamoci!) che percorrendo la strada parco in un’unica direzione di marcia da sud a nord formino un anello con il lungomare collegando le spiagge ai parcheggi scambiatori (in primo luogo la aree di risulta della stazione, ma io direi anche i parcheggi delle Naiadi, quello della Stella Maris e del cinema multisala di Montesilvano, e forse anche altri).  Ci si potrebbe addirittura spingere oltre e dire che si potrebbe pensare che il senso unico di percorrenza dell’anello dei bus navetta potrebbe invertirsi nell’arco della giornata in ragione dell’origine-destinazione dei flussi di traffico, per aumentare la velocità commerciale del servizio… ma non esageriamo.  In ogni caso ciò consentirebbe alla strada parco di poter mantenere il suo ruolo primario di corridoio verde per pedoni e ciclisti garantendo al tempo stesso la possibilità di un trasporto pubblico adeguato e compatibile con le caratteristiche del tracciato.

Desideri e paure

Vi invito a seguirmi in un ragionamento.  La risposta tradizionale alla richiesta di migliorare l’accessibilità ai centri urbani è sempre stata l’aumento dell’offerta di infrastrutture:  più strade, più parcheggi.  In questo modo le politiche urbanistiche italiane hanno governato il boom economico del dopoguerra dando inizio alla stagione delle grandi opere infrastrutturali e dei grandi piani di espansione delle città.  Oggigiorno però le condizioni sono radicalmente cambiate e l’equazione “più infrastrutture = meno traffico” non torna più!  Ci si è resi conto che superata una certa soglia nell’utilizzo dell’auto privata, la necessità di infrastrutture non aumenta più in modo lineare, ma in modo esponenziale e quindi la corsa al soddisfacimento della domanda può diventare una corsa surreale che vede continuamente spostarsi in avanti la linea del traguardo.  In pratica una maggiore disponibilità di infrastrutture e di parcheggi induce un maggior utilizzo dell’auto privata: il gatto che si morde la coda!

La maggiore sensibilità verso le tematiche ecologico ambientali, la grande sfida alle cause dei cambiamenti climatici, i costi (non solo in termini economici) dei sistemi di mobilità tradizionale, hanno reso necessario un cambio di paradigma nei trasporti e nelle modalità di accesso della maggior parte delle capitali occidentali.  A Copenhagen, Amsterdam, Strasburgo i sistemi alternativi pubblici e privati per il tragitto casa-lavoro sono di gran lunga più diffusi dell’utilizzo dell’auto privata.  A nessun abitante di NY verrebbe in mente di andare a Manhattan in auto!  A Londra si progettano grattacieli come lo Shard di Renzo Piano che attraggono decine di migliaia di persone al giorno, ma non prevedono posti auto.

E’ ovvio che ciò sia possibile perché in queste città vi è un servizio pubblico di trasporto performante e vi sono reti ciclopedonali integrate che possono effettivamente considerarsi concorrenziali all’utilizzo del mezzo di trasporto privato.  Ma l’esperienza ci dice che questi modelli (che sono culturali prima ancora che infrastrutturali) saranno molto probabilmente adottati anche da noi: è solo una questione di tempo e di ricambio generazionale.  Perché ciò sia possibile è necessario però che fin da ora i  sistemi di trasporto pubblico siano incentivati e al tempo stesso sia disincentivato l’utilizzo dell’auto privata.  I comportamenti virtuosi devono essere indotti da politiche virtuose capaci di attenuare le iniziali resistenze al cambiamento insite nella natura umana attraverso alternative valide, strategie convincenti e campagne comunicative efficaci.

Insomma… anche in questo caso siamo chiamati ad un salto culturale, non certo indolore, rispetto a dei comportamenti consolidati.   Ma come scriveva Calvino “le città come i sogni sono fatte di desideri e di paure, che noi possiamo affrontare avendo ben chiara la meta da raggiungere!  E qui – ahimè – ritorniamo al punto di partenza: quale idea di città vogliamo perseguire?

Nell'immagine di copertina: la "strada parking" in versione estiva. Qui sopra la strada parco come si presenta normalmente.
La strada parco in una insolita veste invernale con la neve.
Il Messaggero 30.06.18
www.primadanoi.it - 25.06.18
FEATURED
1 Settembre 2026

CITTÀ NEL CAOS: IL PROSSIMO LIBRO

C’è un momento, mentre scrivi un libro, in cui smetti di controllarlo e cominci a inseguirlo.

Con Città nel caos quel momento è arrivato presto. Avevo cominciato a scriverlo come un sequel di Hypercity, il mio precedente libro: stesso tema, stesso approccio, stesso pubblico. Poi il mondo ha accelerato. Le guerre sono entrate nelle città. I chip sono diventati geopolitica. L’intelligenza artificiale ha smesso di essere il futuro e ha cominciato a essere il presente. A un certo punto ho capito che stavo scrivendo un libro diverso da quello che avevo in mente. Più urgente. Più necessario. E spero più interessante.

Città nel caos uscirà nelle librerie in autunno per Franco Angeli. Ha un’ambizione diversa rispetto a Hypercity: non più solo descrivere le città dell’intelligenza artificiale, ma capire cosa succede a quelle città quando il mondo intorno a loro va in pezzi.

Il sottotitolo dice tutto: Come sopravvivere al futuro tra guerre, crisi climatiche e intelligenza artificiale.

Non è un libro pessimista, tutt’altro. È un libro che vuole capire e che lascia aperta una porta. Il futuro non è già scritto: lo possiamo scrivere noi, ora.

Immagine di copertina di Città nel caos

Non voglio “spoilerarvi” il libro. Preferisco farvene assaporare un piccolo assaggio. Ecco come comincia:

PROLOGO — La città brucia

Luglio 2037. Ore 3:17.

Il caldo ha un odore. Non lo insegnano a scuola, non lo scrivono nei libri di meteorologia.
Ma chi quella notte era sveglio — e a Vissara lo erano in molti — lo sapeva già: il caldo
ha un odore preciso quando supera i quaranta gradi per il quinto giorno di fila. È l’odore
dell’asfalto che non si è mai raffreddato, nemmeno di notte, nemmeno alle tre del
mattino. Un odore grasso, pietroso, vagamente dolciastro. L’odore di una città che sta
sudando nel buio.
Vissara. Centoventimila abitanti. Italia centrale, sul mare. Una di quelle città che i giornali
chiamano “medie”: né abbastanza grandi da essere considerate importanti, né
abbastanza piccole da non essere considerate. Una città normale, come ce ne sono
tante in questo Paese.
Quella notte, Vissara dormiva male.
L’interruzione arrivò alle 3:32. Non fu un’esplosione, non fu una scossa o un lampo.
Fu semplicemente il buio: il tipo di buio che nelle città moderne non esiste quasi mai,
quello in cui non vedi letteralmente la tua mano davanti alla faccia. In un attimo, i
condizionatori ammutolirono. I frigoriferi smisero di ronzare. Le luci di emergenza dei
condomini — quelle che avrebbero dovuto accendersi automaticamente — in molti edifici
non si accesero affatto, perché le batterie non erano state sostituite da anni, perché le
ispezioni erano saltate, perché c’era sempre qualcosa di più urgente.
Rimase solo il caldo. Adesso senza nemmeno il rumore dei ventilatori a coprirlo.
In via della Repubblica, al quarto piano di un palazzo del 1973, la signora Carla Di Felice,
ottantadue anni, vedova, si svegliò di soprassalto. Aveva dormito male per cinque notti,
con l’aria condizionata al minimo per risparmiare: la bolletta di giugno era stata una follia,
e quella di luglio si annunciava peggio. Si sedette sul bordo del letto nel buio totale. Sentì
l’aria ferma, immobile, densa come qualcosa che si può quasi mordere. Pensò: adesso
chiamo Marco. Poi si ricordò che erano le tre di notte. E pensò che forse fosse meglio
aspettare.
Aspettò.

 

Questo è l’inizio. Quello che viene dopo – il blackout gestito da un sistema di intelligenza artificiale, il video falso che convince i cittadini a restare a casa, la catena di decisioni che nessun essere umano ha controllato davvero – è il libro.

Da quella scena notturna Città nel caos attraversa quattro grandi temi:

Il mondo che cambia. Le guerre che dal 2022 hanno ridisegnato la geografia del potere.  Il trumpismo come sintomo di qualcosa di più profondo. La fine della pax americana e quello che viene dopo. L’Europa che può ancora scegliere, ma deve farlo in fretta.

Mariupol, 2022. La guerra è tornata nelle città

La rivoluzione silenziosa. La guerra dei chip. L’intelligenza artificiale generativa che ridisegna chi comanda nelle città. La disinformazione come arma urbana, le deepfake nelle emergenze, gli algoritmi che imparano a discriminare i poveri, il grande inganno che ci circonda ogni giorno.

La guerra dei chip. Chi controlla i semiconduttori controlla il futuro delle città

Il pianeta urbano. Le megalopoli che crescono di duemila persone al giorno. I borghi italiani che si svuotano in silenzio, casa dopo casa. Il paradosso europeo: le città come soluzione possibile e problema irrisolto allo stesso tempo.

Lagos Nigeria. 2.000 persone al giorno in più.

Chi governa il futuro? La domanda che aspettava risposta. Il bias algoritmico. La nuova governance urbana. L’Europa come laboratorio, con tutti i suoi limiti e le sue irripetibili opportunità.

Vertice del G7, Evian (Francia), 15-17 giugno 2026. Il G7 nasce negli anni ’70 come il forum politico ed economico che riunisce le sette nazioni più industrializzate e influenti del mondo: Francia, Canada, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Stati Uniti. Siamo sicuri che sia ancora così?

Chi ha letto Hypercity troverà qualcosa di familiare e qualcosa di nuovo. Familiare: il ragionamento critico, i dati, le note analitiche di chi fa il mio mestiere. Nuovo: il prologo e l’epilogo scritti come scene di un romanzo, con personaggi e dialoghi. Un ritmo narrativo che ho inseguito a lungo e che, finalmente, mi sembra di aver trovato. Non è un romanzo. Non è un saggio. È qualcosa nel mezzo e sono convinto che sia esattamente la forma giusta per questo libro.

Arrivato a questo punto della mia carriera, della mia vita potrei dire, ho messo a fuoco un mio desiderio: scrivere. E lo voglio fare per tutti, non solo per gli addetti ai lavori.

Per anni ho scritto libri nei ritagli di tempo della mia attività accademica: gli impegni di governance, la didattica, la ricerca, la rappresentanza istituzionale…  Ho amato profondamente il mio lavoro. Ma ho anche rimpianto il tempo sottratto alla lettura e soprattutto alla scrittura. Con Città nel caos mi sono concesso qualcosa di nuovo: scrivere senza il peso della VQR, senza dover dimostrare niente a nessuna commissione di valutazione, senza il formato imposto dalla produzione scientifica accademica. Scrivere semplicemente per il piacere di farlo. Per raccontare qualcosa che sento importante per capire il mondo in cui viviamo.

Se funzionerà… me lo direte voi.

Questa foto è di dicembre 2024, era appena uscito Hypercity e mi stavo apprestando a portarlo in giro per l'Italia. Autunno 2026 inizia un nuovo emozionante viaggio: CITTA' NEL CAOS
29 Maggio 2026

HYPERCITY: UN ANNO IN GIRO PER L’ITALIA

Confesso che quando ho consegnato il “manoscritto” di Hypercity all’editore, l’orizzonte delle mie aspettative era piuttosto sobrio: qualche presentazione in facoltà, forse qualche convegno, l’usuale ciclo di vita di un libro accademico.

Poi è successo qualcosa che non avevo previsto e che vale la pena raccontare.

Il libro e il suo momento

Hypercity: intelligenza artificiale e città del futuro (Franco Angeli) è uscito in libreria a dicembre 2024, in un momento in cui il dibattito sull’intelligenza artificiale stava esplodendo.  Avevo iniziato a scriverlo due anni prima, quindi non posso dire che sia stata una strategia editoriale da parte mia, è stata fortuna, o forse l’intuizione di accorgersi di quella strana sincronia che si viene a determinare tra un tema e il suo tempo.

Il libro nasce da una domanda semplice, quasi ingenua: cosa succede alle nostre città quando l’intelligenza artificiale smette di essere fantascienza e diventa infrastruttura?

Hypercity non cerca di dare una risposta definitiva, ma una mappa di possibilità e di rischi. Una sorta di “Atlante del possibile”, per usare le parole che ho utilizzato nel libro, o una “Mappa dell’Impero di Borges”, per seguire la metafora ripresa da Ermete Realacci nella sua splendida prefazione.

Un anno di presentazioni: da Pescara a Milano

FLA Pescara (novembre 2024). Il viaggio è cominciato prima ancora che il libro uscisse nelle librerie, al Festival del Libro di Pescara, novembre 2024. Un’anteprima, quasi un rodaggio. Una bella intervista fattami da Clara Verazzo all’interno di un evento che negli anni è diventato un appuntamento fisso nella scena culturale della città. In mano avevo 5 copie cartacee che l’editore mi aveva anticipato.  Una bella sensazione tenere fra le dita il mio libro ancora “caldo”: sfiorare la copertina, respirare quel profumo di stampa fresca…

Poi, nei mesi successivi, la macchina si è messa in moto sul serio.

Col tempo si è consolidato un format per le presentazioni nelle diverse città. Nel tardo pomeriggio in libreria, con un pubblico eterogeneo, interessato, ma non tecnico. Circa tre quarti d’ora di dialogo con una giornalista, poi altrettanto di domande del pubblico. E poi, la parte informale: fuori dalla libreria, dopo il rituale delle copie autografate, i più curiosi si fermano a parlare in modo sciolto, confidenziale. La mattina successiva, l’università: una presentazione più tecnica, rivolta in genere agli studenti del dottorato di ricerca. Un altro registro, un altro tipo di ascolto.

Genova (febbraio 2025). Prima tappa del tour col libro appena arrivato nelle librerie. La mia amata città Natale, con un pubblico attento, tipicamente genovese: molto diretto. La sala della libreria S. Paolo di Piazza Matteotti piena di gente: amici di vecchia data, colleghi, persone curiose ed interessate.  Molte domande.  Molte interazioni. La conduzione di Federica Alcozer, impeccabile. Subito esaurite le copie in vendita in libreria. Insomma, una partenza col botto! Qui la registrazione integrale dell’evento.

Atessa – CH (marzo 2025). Una delle tappe più sorprendenti. Un centro piccolo abruzzese, ma con una comunità culturale molto vivace. Una sede prestigiosa nel cuore del Centro storico (Palazzo Spaventa) messa a disposizione dalla banca BCC Abruzzi e Molise. Sala piena, tra il pubblico sindaci e amministratori locali (ma qui entra in gioco l’ufficio stampa BCC e il prestigio del Direttore Generale Fabrizio Di Marco) e tante persone interessate arrivate anche dai centri limitrofi. Un bel feeling con l’intervistatrice Simona Auriemma. Qui un’intervista ad una TV locale.

Reggio Calabria (aprile 2025). La tappa più a sud, con un’organizzazione “svizzera” di Antonio Taccone. La deliziosa libreria Amaddeo alla sera. L’accoglienza dei colleghi del Dipartimento di Architettura e Design al mattino successivo.  L’incontro con gli studenti del Dottorato di Ricerca. L’atmosfera tipicamente mediterranea che si respira da queste parti, che ti fa sentire a tuo agio.

Firenze (maggio 2025). Quarta tappa nella culla del Rinascimento, patria della lingua, dell’arte e della cultura italiana. Il mio amico Giuseppe de Luca, con cui ho condiviso un pezzo della mia vita professionale, si è prodigato nell’organizzazione dell’evento e nell’accoglienza, facendomi sentire davvero a casa.  A lui devo una recensione del libro di alto profilo, pubblicata su Urbanistica Informazioni.

Pescara (giugno 2025). E’ arrivato il momento di tornare a casa. O meglio, nella città che mi ha adottato quasi trent’anni anni fa e da allora non mi ha più lasciato andare. Una tappa ricca di emozioni.  Libreria Feltrinelli stracolma. Una giornalista che stimo molto, Lilli Mandara, ad intervistarmi. Un pubblico attento, vivace, variegato, molte domande.  Molte copie del libro autografate. Un calice di Montepulciano ad accompagnare le chiacchiere fuori dalla libreria. Articoli sui giornali, interviste TV. Uno Speciale di TV6 condotto da Catia Napoleone dedicato al Libro.

Milano (maggio 2026). Il tour di Hypercity arriva alla sua ultima stazione: Milano. Quale città migliore per chiudere questo meraviglioso viaggio, se non la metropoli italiana più dinamica e proiettata nel futuro? Qui il format cambia.  Non più presentazioni in libreria o in università, ma nella sede prestigiosa della Casa della cultura, a San Babila.  Organizzatore e chairman inappuntabile: Renzo Riboldazzi.  Discussant: Andrea Campioli, Emilia Corradi, Luca Gaeta.  Qui la registrazione integrale dell’evento.

Le recensioni

Una delle sorprese più gratificanti di questa esperienza sono state le recensioni, la qualità delle letture che altri hanno dedicato al libro. Alcune di esse mi hanno restituito aspetti di Hypercity che io stesso non avevo colto con tale chiarezza.

Non le cito tutte, solo le più significative.

Francesco Gastaldi. Parlando di recensioni non posso non partire da Francesco, un collega genovese che insegna allo IUAV Venezia. Ne ha fatte addirittura tre per diverse riviste di settore. La prima, pubblicata ad ottobre 2025 su Città Bene Comune. La seconda è sul n. 39/2025 di You Build. La terza sul n. 143/2025 di Archivio di Studi Urbani e Territoriali.

Giuseppe De Luca. Giuseppe, professore di urbanistica ha dedicato ad Hypercity un contributo di straordinaria densità teorica pubblicato su Urbanistica Informazioni.  Non è una recensione nel senso tradizionale: è un saggio che usa Hypercity come campo di prova per mettere a confronto quattro paradigmi interpretativi della città contemporanea.

Renzo Riboldazzi.  La recensione di Renzo, collega del Politecnico di Milano, si intitola “Non più smart: ora la città è Hyper”.  E’ una disamina articolata e precisa che è stata pubblicata su Città Bene Comune, contestualmente all’incontro presso la Casa della Cultura di Milano.

 

E adesso?

Chi ha letto Hypercity sa che il libro si chiude con una nota di rassicurante ottimismo: l’intelligenza artificiale non è ne la panacea di tutti i mali, ne il male assoluto da cui doversi difendere. E’ una forza catalizzatrice potentissima che possiamo orientare per il bene comune.

Hypercity è uscito nel 2024 ed io ho cominciato a scriverlo due anni prima. Oggi il mondo è cambiato, con una velocità tale che nemmeno io – che di accelerazioni urbane mi occupo – avevo pienamente anticipato. Molte questioni sono precipitate quasi all’improvviso, altre hanno inaspettatamente preso campo. L’utilizzo dell’IA è diventato sempre più pervasivo. Ed è per questo che ho sentito la necessità di aggiornare le mie riflessioni con un altro libro.

Si intitolerà Città nel caos e il sottotitolo è eloquente: come sopravvivere al futuro tra guerre, crisi umanitarie e intelligenza artificiale. Sarà in libreria entro la fine di quest’anno.

È il sequel di Hypercity, ma è una prosecuzione scritta in un contesto radicalmente diverso caratterizzato dalle “policrisi” contemporanee: crisi climatiche, crisi energetiche, conflitti armati, crisi umanitarie, collasso dell’ordine internazionale, rischi disinformazione e deep fake, inurbamento incontrollato. Il titolo non è una provocazione, è una constatazione. Le città sono nel caos, un caos che non è il contrario dell’ordine, ma la sua forma più sfidante.

Non spoilero di più. Non ancora.

Ma se avete trovato Hypercity interessante, vi assicuro che Città nel caos non vi deluderà. Anzi, vi intrigherà ancora di più.

Restate sintonizzati!

La prima vetrina dedicata a Hypercity: Libreria dell'Università, Viale Pindaro Pescara, gennaio 2025
Libreria Feltrinellli Pescara: la vetrina dedicata a Hypercity, giugno 2025
Libreria Amaddeo, Reggio Calabria con Antonio Taccone, aprile 2025
Presentazione di Hypercity a Genova con Federica Alcozer
Presentazione di Hypercity alla Casa BCC, Atessa marzo 2025
Abruzzo WEB TV, marzo 2025
Interviste alle TV locali in occasione della presentazione di Hypercity
Libreria Feltrinelli Pescara. Presentazione di Hypercity con Lilli Mandara
Locandina della presentazione di Hypercity a Firenze, giugno 2025
Speciale di TV6 su Hypercity

Un ringraziamento al mio editore Franco Angeli ed in particolare a Marilena Laquale, Alessandra Giordano e Martina Zaffiro, per avere curato con passione non solo la fase editoriale di pubblicazione del libro, ma anche l’importante fase successiva della sua promozione.

12 Febbraio 2026

L’UTILIZZO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELLA RICERCA SCIENTIFICA: STATO DELL’ARTE, PROSPETTIVE E CAUTELE

Il 25 Febbraio 2026 alle 17:00, la Conferenza Universitaria Italiana di Architettura (CUIA) promuove un seminario on line per riflettere sul futuro della ricerca scientifica nelle discipline del progetto.

Non parliamo solo di tecnologia, ma di una nuova bussola per chi fa ricerca nei campi dell’architettura, del design e della pianificazione.

Il seminario offre una ricognizione rapida e critica sullo stato dell’arte. L’obiettivo non è solo mostrare strumenti inediti, ma dimostrare come l’IA stia aprendo traiettorie di ricerca prima impensabili, a patto di utilizzarla con consapevolezza.

Vogliamo tracciare un confine chiaro tra le straordinarie opportunità di innovazione e le necessarie cautele etiche e scientifiche che questa trasformazione impone alla comunità accademica (pensate ad es. alla validazione delle pubblicazioni scientifiche).

Si possono raggiungere nuove frontiere della ricerca con l’IA? Certamente sì!

Esistono rischi concreti nel suo utilizzo? Altrettanto certamente si.

Possiamo farne a meno o limitarne lo sviluppo? No!

La diffusione dell’IA nella ricerca e nella produzione scientifica è un processo inarrestabile. Abbiamo il dovere di governarlo per evitare di esserne travolti.

È il momento di parlarne, di confrontarsi e di attrezzarsi scientificamente.

Come seguire l’evento?

Se ti occupi di ricerca scientifica o sei semplicemente affascinato dalle potenzialità (e dalle sfide) dell’intelligenza artificiale, ti aspettiamo online mercoledì 25 febbraio alle ore 17:00.

Link per la partecipazione (Microsoft Teams):  https://tinyurl.com/3e9xrxvk

ID riunione: 378 253 374 131 78 ;  Passcode: 55pS3QB9

12 Settembre 2025

IL FUTURO E’ GIA’ QUI: riflessioni sull’Intelligenza Artificiale applicata alle città

L’intelligenza artificiale sta ridisegnando le città. La sfida è culturale oltre che tecnologica.

Sono stato intervistato da TV6, dove ho presentato i mio nuovo libro “Hypercity: intelligenza artificiale e città del futuro” pubblicato da FrancoAngeli.

Nell’intervista abbiamo parlato di:

  • IA e trasformazioni urbane
  • Il rovescio della medaglia dell’IA
  • Le applicazioni IA alla scala locale

Ecco il video completo dell’intervista

26 Agosto 2025

GAZA: LA RESPONSABILITÀ DI ROMPERE IL SILENZIO

Sul mio blog, in tutti questi anni, mi sono imposto di non affrontare temi politici.

È stata una scelta, un confine tracciato con rispetto, anche e soprattutto in considerazione del mio ruolo in Università. Rappresento un Dipartimento di un centinaio di persone, all’interno di un Ateneo di grandi dimensioni, un microcosmo di intelligenze, sensibilità e visioni del mondo diversificate. Il mio compito è tutelare questo spazio di dialogo e di studio, garantendo che sia un luogo dove ogni opinione possa sentirsi rispettata.

Oggi, però, sento che quel silenzio non è più una scelta responsabile. È diventato, mio malgrado, una forma di assenso. E di fronte a ciò che sta accadendo a Gaza, il silenzio non è più un’opzione.

So bene – purtroppo – che nel mondo esistono decine di conflitti bellici dimenticati, sepolti negli angoli remoti del pianeta, lontani dai riflettori dell’opinione pubblica. Questo non rende la loro tragedia meno importante, ma al contrario ci obbliga a una riflessione: quando la Storia bussa alla nostra porta e ci guarda negli occhi, non possiamo girarci dall’altra parte.

Nel caso di Gaza è doveroso e imprescindibile ricordare l’orrore del 7 ottobre. Il raid di Hamas, gli atti sanguinosi, abominevoli e imperdonabili contro civili innocenti, la strage, gli ostaggi, sono una ferita nella coscienza dell’umanità. Nulla può cancellare quel trauma.

Tuttavia, assolutamente nulla può giustificare la risposta spropositata che il governo Netanyahu sta mettendo in atto da mesi sulla popolazione di Gaza.

Mentre il mondo per lo più distoglie lo sguardo, sullo sfondo del timido bisbiglio delle diplomazie europee e del tacito consenso dell’amministrazione Trump, si sta consumando una catastrofe umanitaria di proporzioni bibliche.

Stiamo parlando di bombardamenti che radano al suolo interi quartieri, di migliaia di civili innocenti uccisi, di deportazioni di massa, di una generazione di bambini sepolta sotto le macerie delle proprie case e delle proprie scuole. Stiamo parlando di giornalisti uccisi mentre cercano di documentare l’orrore.

Ma non si uccide solo con le bombe.

Le dichiarazioni sempre più allarmate delle Nazioni Unite ci dipingono uno scenario agghiacciante per i prossimi mesi: carestia diffusa, epidemie che si propagheranno in un sistema sanitario annientato, donne e bambini che muoiono per fame e per ferite che non possono essere curate. È una condanna a morte lenta, metodica, pianificata, per un intero popolo. E’ l’uso della fame come strumento di guerra.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso (almeno il mio) è stata vedere le immagini vergognose che riducono Gaza a una operazione immobiliare e – proprio ieri – i fake reportage di pseudo influencer che tentano di negare l’evidenza della carestia, sfidando persino i rapporti ONU. È la beffa dopo il danno, la manipolazione della realtà dopo la distruzione.

Dobbiamo ricordare che la storia tormentata di quei territori non inizia il 7 ottobre. Le radici di questo conflitto affondano in decenni di occupazione, in intricate questioni religiose ed economiche. È un quadro complesso, che va letto all’interno di una situazione geopolitica aggrovigliata da decenni.

Ma la complessità non deve paralizzarci.

Le poche, tremende immagini che filtrano sono sufficienti a farci comprendere che esiste un disegno preordinato che va ben oltre la legittima difesa e la liberazione degli ostaggi. Si intravede l’ombra dello sterminio di un popolo, dell’azzeramento definitivo dell’opzione “due popoli, due stati”, della cancellazione della Palestina dalla mappa e dalla storia.

Di fronte a tutto questo, io non riesco più a tacere.

MAI PIU’! quante volte l’abbiamo ripetuto studiando la storia del Novecento. Eppure, oggi, sotto i nostri occhi, l’orrore si ripete. In situazioni di questo tipo delegare il nostro pensiero ai rappresentanti politici non è più sufficiente, anzi è necessario smuoverli dal loro attendismo. Tocca a noi cittadini, intellettuali, docenti, studenti, lavoratori, madri e padri, alzare lo sguardo e dire: BASTA!

Dobbiamo farlo mettendoci la faccia, per alimentare una speranza, per dire al mondo che, nonostante tutto, crediamo ancora che ci possa essere un futuro. Un futuro di dignità, di diritti e di pace per tutti.

 

 

 

20 Agosto 2025

Adriana Carnemolla, una vita per l’architettura e per la comunità

E’ venuta a mancare Adriana Carnemolla, docente del Dipartimento di Architettura dell’Università “Gabriele d’Annunzio”, in quiescenza da alcuni anni. Con lei se ne va un pezzo della nostra storia accademica e cittadina.

Pescarese doc, fu una delle prime matricole della neonata Facoltà di Architettura di Pescara (si dice la 30esima) e visse in prima persona la stagione straordinaria degli anni della Tendenza, quando in città approdarono figure importanti dell’Architettura come Aldo Rossi, Antonio Monestiroli, Giorgio Grassi, Agostino Renna, Uberto Siola. Era parte di quel piccolo gruppo di pionieri che fecero della neonata Facoltà un laboratorio di idee, di scoperte e di confronto continuo tra studenti e maestri. Le sue parole, in una vecchia intervista ad una rivista studentesca, restituiscono bene quell’atmosfera: “Le lezioni dei Maestri erano attese come le prime di importanti film… frequentare la facoltà in quel periodo fu una avventura meravigliosa”.

Dopo gli anni della formazione e della collaborazione con i grandi nomi della Scuola, Adriana intraprese un lungo percorso di insegnamento, legando il suo nome in particolare alla Scenografia, disciplina che interpretò in senso progettuale e laboratoriale, coinvolgendo studenti ed esperti in un lavoro appassionante e condiviso. Con lei questa materia trovò una voce unica a Pescara, e dalla sua quiescenza nessuno più la riprese.

Ma Adriana non è stata solo una docente rigorosa e preparata. Chi l’ha conosciuta ricorda la capacità di creare comunità: viaggi, cene, incontri, momenti di vita che univano studenti e professori ben oltre le aule universitarie. “Siamo stati una piccola comunità molto coesa”, ha scritto sui social un suo ex collega, “e tu sapevi fare gruppo e aggregare, rappresentando una pescaresità autentica e mai provinciale, capace di aprirsi al mondo”.

La sua vita, intensa e non priva di dolori profondi, è stata segnata da una passione civile e culturale che ha dato molto alla nostra Facoltà e alla città di Pescara.

Oggi il Dipartimento di Architettura la ricorda con gratitudine e affetto, per i suoi modi gentili, la finezza intellettuale e la capacità di rendere l’Università non solo un luogo di studio, ma una esperienza collettiva di vita, cultura e relazioni.

Il Centro 21.08.25
Il Messaggero 22.08.25
3 Agosto 2025

IN RICORDO DI CARLO POZZI

Questa mattina ci siamo svegliati con una notizia che mai avremmo voluto ricevere: Carlo Pozzi ci ha lasciati.

Carlo è stato professore del nostro Dipartimento di Architettura di Pescara, che ha guidato come Direttore dal 2012 al 2014, negli anni difficili della trasformazione dalle Facoltà ai Dipartimenti a seguito della riforma Gelmini. Un compito non semplice, che ha svolto con la sua consueta serietà e con il senso di responsabilità che lo ha contraddistinto.

Quando la notizia si è diffusa, siamo usciti dai nostri uffici e ci siamo ritrovati spontaneamente negli spazi al piano terra: docenti, studenti, personale amministrativo. Un momento di raccoglimento, di pensieri, di ricordi che ognuno di noi ha portato raccontando un frammento di vita condivisa con Carlo.

Nel suo percorso di ricerca Carlo ha sempre guardato con amore alla sua città, Pescara, ma è stato anche un cittadino del mondo: ha lavorato in Africa e in Sudamerica, ha portato colleghi e studenti nelle favelas di San Paolo o di Nairobi, insegnando con l’esempio che l’architettura non è solo forma e bellezza, ma anche giustizia, dignità, vita delle comunità.

Premi, riconoscimenti, menzioni d’onore non gli sono mancati, ma chi lo ha conosciuto sa che il vero premio che ha portato in Dipartimento è stato lui stesso: un intellettuale rigoroso, un docente appassionato, un uomo capace di unire fermezza e delicatezza. Dietro un’apparente ruvidità, c’era una persona profondamente umana, attenta, innamorata del suo lavoro di insegnante e della sua professione di architetto.

Oggi tutto il nostro Dipartimento si stringe, con discrezione e profondo affetto, intorno alla sua famiglia: a Daniela, a Francesco e a Marcello. Nel dolore della perdita, rimane il ricordo luminoso di una delle figure più significative della nostra comunità accademica.

18 Luglio 2025

CONCLUSI I LABORATORI DI LAUREA 2025 DEL DIPARTIMENTO DI ARCHITETTURA DI PESCARA

Il 9 e il 18 luglio c’è stata la discussione delle tesi di laurea del Dipartimento di Architettura.

Sono state presentate le tesi dei Corsi di Laurea di Scienze dell’habitat sostenibile,  di Architettura e di Design.

Alla presenza del Rettore c’è stata anche la presentazione delle tesi di Laurea che hanno riguardato il progetto di ampliamento del Campus di Pescara.

Un vero e proprio evento che ha segnato una tappa importante nel percorso partecipativo per il progetto del nuovo Campus universitario di Pescara, avviato con la Summer School di settembre 2024, proseguito con incontri pubblici e tavoli di lavoro con istituzioni, studenti, professionisti e stakeholders, e culminato nella presentazione del Masterplan lo scorso dicembre presso l’Aurum.

Fino a pochi anni fa sembrava il sogno di pochi visionari, adesso sta cominciando a diventare una realtà che appartiene a tutti.

Oltre alla discussione delle tesi, l’appuntamento è stato anche un momento di festa per i laureandi e le loro famiglie, con la proclamazione dei neodottori in Architettura, e con l’immancabile emozione che ha pervaso tutti noi, familiari, accademici, cittadini, a testimonianza dell’importante ruolo attivo che l’Università può avere nella società e nel territorio di appartenenza.

Di seguito sono pubblicate alcune immagini dell’evento che riportano il clima che c’è stato: istituzionale, partecipato, aperto e soprattutto… emozionante!

Questa è l’Università che ci piace!

Il Messaggero 17.07.25

CREDITS:

I laureandi che hanno partecipato alla sessione estiva del Laboratorio di Laurea 2025 del Dipartimento di Architettura di Pescara e che hanno elaborato i progetti sul campus da cui sono state estratte le immagini riportate in questo articolo sono:

CARDINALE Giorgia, FERRARI Enrico, DE CESARE Sara, MARGIOVANNI Alessandro, MUTIGNANI Marta, MICHELUCCI Mariarita, MARIANI Lorenza, VESPA Valentina, CANDIGLIOTA Vincenzo, SALVATO Angelo.

I laureandi che hanno partecipato alla sessione estiva e che hanno elaborato i progetti di rigenerazione urbana e valorizzazione territoriale sono:

PETACCIA Pierluigi, PETRINI Luca, SFAMURRI Melissa, BOZZI Ilaria, SANTORO Cristian, ZEGA Alessandro, GIFFI Davide, SIMEONE Alessandra, SANVITO Pierpaolo Gabriele, DE ROSA Michela, MARINI Paola, PAOLINI Vittoria, PASSARELLA Valery, SPAGNA Elisa, CUPIDO Giada, CONTINILLO Domenico, BOTRUGNO Agnese, CAFAGNA Francesca, GIANCATERINO Luca, PASCUCCI Arianna, PIOMBO Erica.

Relatori i proff: Calabrese, Carbonara, Clemente, D’Avino, Ferrini, Fiadino, Fusero, Giannantonio, Mastrolonardo, Misino, Prati, Rovigatti, Serafini, Ulisse, Verazzo.

3 Luglio 2025

ABBRACCI & BACI PARTY 2025 – TRA VINO, CUCINA E ARCHITETTURA

Chi segue questo blog sa che, di norma, lo utilizzo con misura, non pubblico molto e gli argomenti che tratto sono di norma (“noiosissimi”) legati al mio lavoro accademico, all’urbanistica e alle riflessioni che ne scaturiscono. Raramente mi concedo di deviare verso temi più leggeri.

Ebbene, questa è una di quelle rare eccezioni.
Perché quando si tratta della festa universitaria di fine corso, il mio blog diventa anche spazio di condivisione, di racconti e – perché no – di sano “cazzeggio”.

Un appuntamento diventato tradizione

Martedì 8 luglio 2025 con i colleghi Susanna Ferrini e Carlo Prati – che hanno tenuto il corso di Composizione Architettonica 2, mentre io mi sono occupato di Urbanistica 2 – ci ritroveremo insieme ai nostri 120 studenti per celebrare la fine di un biennio intenso, complesso ma, credo, anche fruttuoso.

Mi sento di dire che gli obiettivi formativi che ci eravamo dati sono stati raggiunti. Da parte di tutti – studenti e docenti – c’è stato impegno, serietà, fiducia reciproca. Abbiamo mantenuto il nostro tacito “Gentlemen’s Agreement”. E ora, è giusto festeggiare.

Abbracci & Baci Party 2025: tra cucina, vino e architettura”

La festa ha un ingrediente al centro dell’attenzione. Anzi, molti ingredienti: quelli del concorso eno-gastronomico “Studentesse e studenti ai fornelli”, un momento ormai iconico della nostra chiusura d’anno accademica.

Un’occasione per unire tre grandi passioni: la cucina, il vino e l’architettura. E per trasformare i Laboratori al piano terra del Polo Micara in un palcoscenico di sapori, ricette, storie della tradizione.

Tutti i nostri studenti sono invitati a partecipare! L’unica regola? Cucinare!

  • un piatto tipico della propria regione
  • un dolce della tradizione
  • oppure portare una bottiglia di vino locale (per i più prudenti ai fornelli)

Il piatto lo preparerete a casa e poi lo porterete in facoltà per il contest (e la degustazione). La giuria che valuterà tutte le proposte in gara, sarà composta da personaggi prestigiosi del mondo dell’enologia, della cucina, del giornalismo e un sindaco emerito: Manuela Corneli, Federico Cieri, Lilli Mandara e Marco Alessandrini.

Le categorie in concorso:

  • Originalità
  • Territorialità
  • Miglior dolce
  • Piatto migliore in assoluto
  • Miglio vino tipico in abbinamento ai piatti (nuova categoria 2025!)

Naturalmente, il concorso è aperto anche agli studenti Erasmus, che potranno farci scoprire qualcosa della loro cucina nazionale. Ogni piatto è benvenuto, l’unico limite: la commestibilità!  Chi non si sente adeguato sotto questo aspetto può chiedere aiuto in famiglia.

Ah, dimenticavo… chi non cucina, rassetta. Ma festeggia lo stesso!


PROGRAMMA – Martedì 8 luglio 2025 ore 12:30

Laboratori piano terra edificio Micara

12:00-12:30 – Allestimento aula e disposizione dei piatti
12:30 – Arrivo degli studenti dopo la proclamazione dei voti di Composizione
12:45-13:00 – Presentazione della Giuria
13:00-14:00 – Rassegna Culinaria Regionale “Studentesse e studenti ai fornelli”
14:00-14:30 – Saluti, abbracci, qualche lacrimuccia e… sistemazione finale dell’aula


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Il Messaggero 10.07.25
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