16 Giugno 2020

LE DISCOTECHE RIAPRONO E LE UNIVERSITA’ NO… CI SARA’ UN MOTIVO!?

[Sono stati mesi impegnativi questi ultimi durante i quali docenti e studenti, con una full immersion lavorativa encomiabile, hanno garantito la completa continuità dell’attività didattica. Le lezioni, gli esami e le tesi sono state riconvertite on line e non hanno subito flessioni così pure l’attività tecnico amministrativa. Altro che chiuse… le Universitá non si sono mai fermate!]

 

 

In questi giorni si sta molto discutendo a livello nazionale su come attuare le (forse troppe) direttive in materia di emergenza sanitaria Covid-19.  Siamo ancora in fase II, ma tutti abbiamo già lo sguardo proiettato verso la fase III, che per le Università coincide grosso modo con il primo ciclo di lezioni del prossimo a.a. 2020-21.

Dagli organi di informazione apprendiamo di pareri contrastanti tra gli scienziati in merito alla previsione di una seconda ondata autunnale di Covid-19, che per alcuni è inevitabile, per altri è solo probabile.  Pareri diversi sono stati espressi recentemente dalla comunità scientifica addirittura in merito alla capacità di contagio degli asintomatici.

Neanche il Ministero dell’Università ha assunto fino ad oggi una posizione chiara circa le modalità di svolgimento della didattica nella fase III.   Il susseguirsi di interviste di questi giorni al Ministro Manfredi ha portato alcune testate giornalistiche ad interpretare che le lezioni in presenza sarebbero riprese a febbraio, altre a dare per certa la riapertura a settembre, e altre ancora a parlare (senza capirci un granché) di un doppio canale didattico misto.

In questo stato di incertezza gli Atenei sono chiamati a prendere provvedimenti importanti e a comunicarli (adesso, non tra qualche mese) attraverso le attività di orientamento alle famiglie degli studenti e delle future matricole che si stanno apprestando a loro volta a prendere decisioni rilevanti.

È bene ricordare che applicando alla lettera le Linee Guida INAIL sul distanziamento sociale le nostre aule universitarie vedrebbero la capienza ridursi a 1/4-1/5 dei posti a disposizione (per intenderci in un’aula da 100 posti potrebbero trovare posto al massimo 20-25 studenti).

In merito tutto ciò esprimo alcune perplessità sull’ipotesi di un eventuale piena ripresa delle attività didattiche in presenza già a partire da settembre, per una serie di ragioni.

  • Distanziamento sociale. Come detto le nostre aule vedrebbero ridurre la capienza a 1/4-1/5 dei posti a disposizione.  Come fare a garantire il rispetto delle norme di distanziamento sociale e dell’uso corretto dei dispositivi di protezione? Dovremmo forse fare delle turnazioni degli studenti che possono assistere in presenza, 20 in aula e 80 a casa?  Organizzarci in altri spazi, ma quali? Sperimentare le lezioni all’aperto fin tanto che la stagione lo consente?  Duplicare i corsi?
  • Metodologia didattica. In questi mesi di lockdown dopo un iniziale smarrimento abbiamo imparato ad utilizzare la piattaforma Teams in tutte le sue potenzialità ed è mia opinione che per particolari tipologie di lezioni si sia rilevata più performante di quanto immaginassimo.  Intanto ci ha dato la possibilità di non sospendere l’attività didattica, e non è poco!  Poi abbiamo imparato che la piattaforma da la possibilità di “ingegnerizzare” le lezioni dividendole in moduli didattici rigorosi (anche preregistrati) di 15-20 minuti l’uno; abbiamo utilizzato le sessioni Live di interazione per mantenere attiva la classe virtuale con domande e commenti; abbiamo capito che possiamo offrire agli studenti, attraverso specifici test da effettuarsi subito dopo aver assistito alla lezione, la possibilità di misurare in tempo reale il loro processo di apprendimento individuale; abbiamo arricchito le lezioni con contenuti extra (video, siti, bibliografie interattive, etc.)  Non sto ovviamente dicendo che la presenza degli studenti in aula sia tranquillamente sostituibile da una piattaforma telematica!  Conosco bene il valore imprescindibile dell’interazione delle intelligenze tipica dei processi di apprendimento in presenza.  E soprattutto so bene che ci sono materie e attività didattiche che si prestano meglio di altre ad essere erogate in forma digitale.  Sto solo dicendo che l’upgrade informatico a cui siamo stati costretti dal lockdown è un patrimonio di innovazione che non va disperso, anzi se possibile va perfezionato e messo in sinergia con i metodi tradizionali di trasmissione del sapere.
  • Telecamera nelle aule. Chiarito che la didattica frontale e la teledidattica sono profondamente diverse (per metodologie di apprendimento, tempi di erogazione, mezzi di comunicazione, strumenti di supporto) e che non sono alternative una dell’altra, casomai possono essere fra loro complementari, la risposta “blended” da più parti ventilata che consiste nella telecamera che riprende il professore mentre fa la lezione frontale a quei pochi studenti cui è consentito entrare nelle aule, a mio modo di vedere, non è utile al nostro scopo prioritario, che è quello di mantenere alto il profilo qualitativo della didattica. Non è possibile fare contestualmente buona didattica in presenza e buona didattica a distanza.  Se devo fare teledidattica molto meglio continuare ad utilizzare la Piattaforma Teams (o altre piattaforme progettate specificamente per l’e-learning).  Viceversa, se devo fare lezione frontale, dove il tono colloquiale fa parte della metodologia di trasmissione del sapere, sia io che gli studenti che interagiscono con domande e commenti, preferiamo non essere ripresi in diretta e trasmessi in streaming via web.
  • Responsabilità oggettive in caso di contagio. Su questo punto non ho certezze, magari chiedo ai colleghi giuristi se ce ne siano; anche se credo che il terreno sia scivoloso, almeno questa è l’opinione che mi sono fatto avendo seguito sui media il dibattito sollevato dai datori di lavoro in questa fase II.  Mi chiedo: se uno studente si dovesse contagiare durante una lezione in aula (è dimostrabile?), di chi è la responsabilità? Del Rettore? Del Direttore? Del Professore in aula?

A fronte delle riflessioni e dei dubbi sopra esposti; nell’incertezza di quello che potrà accadere in autunno; nella necessità di dare immediatamente (non tra qualche tempo) una risposta chiara e rassicurante alle famiglie dei nostri studenti, il Consiglio del Dipartimento che dirigo pro tempore ha deliberato le seguenti proposte in merito alla ripresa delle attività didattiche dei CdS di Architettura e Design nel nuovo anno accademico 2020-21:

  1. gli esami e le tesi di laurea della sessione estiva di luglio sono previsti in modalità on-line;
  2. il test di ingresso al Corso di Laurea in Architettura è organizzato in modalità on-line;
  3. non è previsto per l’a.a. 2020/21 il numero chiuso e il conseguente test di ingresso per l’accesso al CdS in Design;
  4. gli Esami di Stato per l’esercizio della professione di Architetto della prima sessione di luglio 2020 sono programmati in modalità on-line;
  5. le attività didattiche teoriche con prevalenza di lezione ex cathedra sono state calendarizzate nel primo semestre;
  6. le attività didattiche che prevedono una attività esercitativa che necessita di un’interazione diretta docente-studente (in particolari i laboratori di progettazione) sono state spostate nel secondo semestre;
  7. le attività didattiche del primo semestre 2020-21 saranno progettate per essere erogate integralmente on-line attraverso la Piattaforma Teams;
  8. le attività didattiche del secondo semestre 2020-21 si svolgeranno regolarmente nelle aule in presenza (a meno ovviamente di eventuali diverse disposizioni ministeriali in relazione all’andamento della curva epidemiologica);
  9. le attività di ricerca, riprese già nella fase II, andranno a regime regolarmente nella fase III, con docenti, ricercatori, borsisti, tesisti, etc. che nell’osservanza rigorosa delle disposizioni sanitarie tornano gradualmente a ripopolare gli uffici del nostro Dipartimento;
  10. Per quanto riguarda il personale e le attività t.a.b. ci stiamo attenendo al piano di rientro predisposto dal DG. Anche qui però sottolineando l’importanza di non disperdere il valore dell’esperienza smart working, che potrebbe essere utile mantenere, ovviamente in percentuali e modalità studiate ad hoc, anche nella fase di ritorno alla “normalità”.

Queste considerazioni, che ho svolto a partire da un angolo visuale preciso, quello del Dipartimento di Architettura di Pescara e dei suoi Corsi di Laurea, penso siano comuni anche ad altri Corsi di Laurea, soprattutto quelli ad alto numero di studenti che hanno difficoltà a garantire le distanze di sicurezza e a limitare gli assembramenti.   Cosa diversa invece potrebbe essere per quelle attività e quei Corsi di Laurea (ad es. alcune specialistiche) con un numero limitato di studenti, in cui attraverso opportune cautele si potrebbe garantire il distanziamento sociale.

Sta di fatto che la didattica a distanza, fin tanto che permangono le norme sul distanziamento sociale, non potrà non esserci nella fase III, mentre le attività in presenza possono essere previste come parziali ed eventuali, ma solo in quei casi in cui si riescano a garantire i criteri di prevenzione sanitaria.

Quindi al di la del desiderio di tutti noi di tornare quanto prima nelle aule, le disposizioni elencate sopra consentono di dare alle famiglie dei nostri studenti e delle nostre future matricole, in questo momento di grande disorientamento, una comunicazione molto chiara:

– in termini di sicurezza sanitaria (nessun pericolo di contagio, anche nella malaugurata eventualità di un rigurgito epidemiologico in autunno);

– in termini economici (nessun costo di mantenimento fuori sede fino a gennaio);

– in termini di metodologia didattica (nessuna confusione tra teledidattica e didattica frontale);

– in termini di qualità dell’insegnamento (massimo impegno e concentrazione per perfezionare le metodologie on-line; garanzia di poter svolgere in presenza nel II ciclo le attività didattiche che necessitano di una interazione diretta docente-discente);

– in termini organizzativi (nessun problema di “rotazione” degli studenti nelle aule, o di ricerca affannata di nuovi spazi).

SIA BENE INTESO.  Il punto non è discutere in termini retorici se sia meglio la didattica frontale o la teledidattica: l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno in questo momento è uno scontro ideologico!  La posizione che ho esposto, e che è stata assunta all’unanimità dal Consiglio di Architettura di Pescara, è intesa a far fronte alla fase emergenziale.  È un atteggiamento prudenziale da “buon padre di famiglia”, chiamato a prendere decisioni rapide in una situazione contestuale incerta e in evoluzione.

Preferisco di gran lunga essere tacciato di atteggiamento iper-prudente tra qualche mese, nella speranza che non ci sia nessuna ondata di ritorno, piuttosto che avere sulla coscienza anche un solo caso di contagio nei nostri campus universitari.

È altresì chiaro che, ove dovesse essere decretato a livello nazionale il termine anticipato della fase III e delle misure restrittive conseguenti, ripenseremo il da farsi.

Da rappresentante della componente politecnica posso usare la metafora degli edifici e delle infrastrutture che si devono progettare per resistere a terremoti, tifoni, alluvioni, fenomeni meteorologici estremi, anche se questa resilienza raramente (speriamo mai) viene messa alla prova.

Dico questo perché proprio in questi giorni si è acceso anche all’interno della comunità accademica un dibattito tra coloro che vorrebbero una riapertura integrale delle attività didattiche già a partire da settembre e le governance delle Università che sono più prudenti avendo sulle spalle il peso delle decisioni da assumere.  A ciò si aggiungono legittime pressioni che gli operatori economici dell’indotto universitario stanno manifestando (proprietari di case in affitto per gli studenti, esercenti commerciali, prestatori di servizi) e che i politici locali ovviamente raccolgono e amplificano.

Io penso che noi dobbiamo essere pronti a discutere di tutto con tutti, assumendoci le responsabilità che ci sono proprie, ma in questo momento credo che la nostra missione prioritaria sia quella di garantire ai nostri studenti e alle loro famiglie il massimo sforzo per erogare una didattica di qualità in totale sicurezza sanitaria.

Non vorrei che l’euforia di questi giorni di inizio estate ci avesse già fatto dimenticare la tragedia che abbiamo vissuto non più tardi di un paio di mesi fa.

Direttore Dipartimento di Architettura Università G. d'Annunzio Chieti-Pescara
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